I viaggi consapevoli esistono, quelli sostenibili no

Simona Barbarossa - Consulenze viaggi Sud-est asiatico - Cambogia Kompong Khelang

Ho dovuto viaggiare molto per arrivare a questa conclusione. Ho fatto domande, commesso errori, mi sono messa in discussione e infine ho dovuto abbandonare alcune convinzioni consolatorie, come l’idea di poter viaggiare a impatto zero o addirittura positivo per il territorio ospitante.
Eppure, viaggiare non è mai stato così arricchente come adesso per me. È diventato uno stile di vita, non tanto in termini di movimento, ma di apprendimento e ampliamento di prospettive. Sono su un percorso di consapevolezza che non vedo l’ora di proseguire e condividere con te per scambiare i nostri punti di vista. Da qui nascono questo blog  e la newsletter, ma andiamo con ordine.

Viaggi consapevoli nel Sud-est asiatico

Viaggio da oltre 10 anni e ho sempre cercato di muovermi con attenzione e rispetto per i luoghi che attraversavo. Volevo stare alla larga dagli effetti negativi del turismo e pensavo bastasse evitare certi luoghi o attività per riuscirci. Nel mio primo viaggio in Thailandia, ad esempio, non sono salita sugli elefanti e ho evitato Phuket, ma ho preso 3 voli interni, incontrato quasi solo persone occidentali e con gli elefanti ci ho comunque fatto il bagno. Insieme ad altre 30 persone! Soprattutto mi è mancata l’occasione di comprendere il mio ruolo in tutto questo e cosa ci fosse al di là dei luoghi adibiti al turismo.

Viaggio dopo viaggio, soprattutto nel Sud globale, sono sorte le domande più scomode, che mi hanno messo più in discussione. Uno in particolare è stato rivoluzionario: 9 mesi tra Borneo malese, Malesia, Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam (e Yunnan, ma la Cina è un’altra storia). Lì ho potuto osservare ancora più da vicino come si interseca il turismo con la vita delle persone del luogo e come cambia l’esperienza da viaggiatrice nelle zone turistiche rispetto a quelle definite impropriamente autentiche (ma anche questa è un’altra storia).

Esplorare il Sud-est asiatico, infatti, implica confrontarsi spesso con le conseguenze del turismo di massa, anche quando eviti Phú Quốc o Pattaya, anche quando non acquisti la visita a un villaggio di donne Karen, anche quando pensi di essere un Bravo Viaggiatore™. Il Sud-Est asiatico sa tirarti giù dal piedistallo. Con me lo ha fatto in più occasioni.

Te ne racconto tre.

3 esperienze che mi hanno messo in discussione

Semporna, Sabah, Borneo malese

A largo della sua costa ci sono isole paradisiache, tra i mari più affascinanti che abbia mai visto (se come me hai sempre sognato di andarci guardando Sandokan, sappi che la situazione dei popoli indigeni non è migliorata di tanto). Qui un documentario interessante sull’argomento. Un tempo i nomadi apolidi Bajau, vivevano solo di pesca e si appoggiavano alle isole tramite palafitte. Ora l’area è stata dichiarata Parco naturale protetto, ai Bajau è stata vietata la pesca (vivevano solo di questo!) e sono stati sfrattati ed emarginati per far spazio ai resort di lusso. Capita spesso di vederli nuotare ed elemosinare sotto i resort galleggianti, mentre ricchi turisti sorseggiano cocktail, e salgono sulle barche per i tour di snorkeling. Se, come me, ti rifiuti di dormire su una di quelle isole e resti a terra, non sarai risparmiato dal contrasto: li vedrai girare per la città a chiedere cibo, buste alla mano, davanti a tavole piene di avanzi.

Koh Tao problema rifiuti

Koh Tao, Thailandia

Nonostante sia più defilata delle isole sorelle Samui e Phanghan, qui non va meglio. Fino agli anni ’80 era un rifugio per poche famiglie di pescatori, poi è diventata punto di riferimento per stranieriappassionati di immersioni e ora è un lunapark esotico per occidentali. Li vedi sfrecciare su motorini a tutta velocità in costume, tra file chilometriche di negozi, centri massaggi, agenzie di immersioni, hamburgerie, pizzerie e coffee shop gestiti da occidentali. Per quanto riguarda i turisti, anche quelli sono tutti occidentali, perché i thailandesi preferiscono andare altrove, dove i prezzi non sono alle stelle e l’immaginario non è occidentalocentrico. Ho attraversato l’isola a piedi e ho trovato montagne di rifiuti appena poco lontano da spiagge e alberghi. Sono tornata qui dopo tanti anni per fare immersioni e ho realizzato quanto col tempo abbia subito sempre di più gli effetti del colonialismo moderno.

Sapa Vietnam Nord

Sapa, Nord del Vietnam

Una cittadina famosa per le risaie e la natura che la circondano e per la possibilità di incontrare alcune delle minoranze che abitano il nord del Vietnam. Solo che una volta arrivata, mi sono trovata circondata da mega hotel, ristoranti, negoziidentici tra loro: un mondo costruito per i turisti, secondo le loro aspettative. Perfino i tour tra i villaggi dei popoli Hmong e Dao sono tutti uguali. Prima erano dediti all’agricoltura, ora fanno parte della catena turistica tramite la vendita della loro identità, senza ricevere molto in cambio. La speculazione è arrivata fino a 3000 metri, sul monte Fansipan, che si raggiunge in funivia e in cima accoglie cemento, negozi e orde di visitatori. Da qui sono proprio scappata via senza fare tour né salire in cima.

Queste scene mi hanno messo profondamente in discussione, fino a chiedermi:

Overtourism e consumismo dei luoghi

Il viaggio sostenibile non esiste perché ogni viaggiatore ha un impatto. Quando un luogo diventa destinazione turistica, lentamente cambia. La natura si dirada per lasciare spazio al cemento, le città smettono di essere progettate per i residenti e iniziano ad essere modellate intorno al divertimento e alla soddisfazione dei turisti. Si parla tanto di overtourism ma spoiler: il numero di visitatori è un sintomo, il problema è il modello turistico.

Per me il viaggio è irrinunciabile. Mi aiuta a sentirmi parte integrante del mondo e a comprenderlo, amplia il mio sguardo, ribalta le mie certezze, aumenta la mia fiducia nei confronti degli altri e di me stessa, rafforza quel sentimento di umanità, che supera lingua, cultura, religione e ogni altra sovrastruttura. Col tempo è diventato trasformazione.

Il modello turistico però offre un approccio diverso. E non importa che tu abbia lo zaino o la valigia, che viaggi all’avventura o meno. Anzi. È tremendamente trasversale.

Con la turistificazione, i viaggi sono diventati oggetto di consumo. Consumiamo i luoghi in fretta e furia per collezionarli, spuntare nomi famosi da lunghe liste di desideri suscitati da altri, solo per poter dire “io ci sono stato”.

In questo modello manca l’interesse per la storia locale, per il contesto, per la cultura del posto, per le persone. Non c’è spazio per la consapevolezza del proprio impatto sulle comunità locali e sull’ambiente. Evitare di salire sugli elefanti, scegliere di non andare a Bali ad agosto, usare le borracce, sono azioni virtuose ma forse vale la pena allargare lo sguardo.

Vietnam Cat Ba

Consapevolezza come àncora

Il turismo di massa si chiama così proprio perché non c’è spazio per la diversità, figuriamoci per il pensiero critico. Un gruppo di persone fa le stesse cose, va negli stessi luoghi, consuma nello stesso modo. Senza pensieri. Ma chi l’ha detto che è più bello stare senza pensieri?

Forse ha senso ricordarci che non è solo una questione di sostenibilità, ma di opportunità di vivere il viaggio con più pienezza e più senso.

Possiamo partire dal farci qualche domanda in più. Perché vogliamo visitare questo luogo? Vogliamo davvero seguire questo itinerario o semplicemente è il più noto? C’è un modo per fare questa attività supportando la comunità locale? È possibile creare delle relazioni che vadano oltre lo scambio commerciale? Attraversare la fatica di rispondere, rende il viaggio più consapevole e la consapevolezza è la nostra àncora.

La consapevolezza è un percorso

Vietnam Delta del Makong

Nella mia esperienza, ho provato spesso la difficoltà di conciliare esigenze diverse: viaggiare like a local, andare fuori rotta, contenere le spese, godermi il viaggio, dedicarmi alla ricerca interiore e allo stesso tempo rispettare e sostenere territorio e comunità locali. Mi sono sentita spesso incoerente, perché la realtà è complessa e viaggiare senza impattare è impossibile. Ma ho capito che la coerenza può essere una trappola: ci incasella in buoni o cattivi e ci demotiva quando non riusciamo ad aderire. Conoscere un luogo passa anche per gli angoli meno belli, in cui per me rientrano anche gli effetti negativi del turismo. Paradossalmente il disagio è proprio lo stimolo che scatena le riflessioni per farci riallineare con noi stessi.

È un processo in cui sono ancora pienamente immersa. È diventato uno stile di vita dove la prospettiva continua ad evolversi portando sempre più pienezza nella mia vita. Sono felice di condividerlo con te e spero possa farti provare comprensione, se anche tu affronti questi dilemmi quando viaggi. Siamo tutti su un cammino di consapevolezza che ci porta a fare dei piccoli passi ogni giorno. C’è chi è più avanti, a cui ispirarci per trovare nuovi strumenti e punti di vista, chi più indietro a cui tendere una mano.

In questo blog e nella newsletter condividerò ciò che ho imparato lungo la via e metterò a fattor comune pratiche di consapevolezza che possono farci vivere il viaggio in maniera più sentita e piena di senso.

È capitato anche a te di aver vissuto esperienze che hanno messo in crisi il tuo punto di vista? Cosa hai provato? Scrivimi nei commenti qui sotto, parliamone!

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Simona Barbarossa - Consulenze viaggi Sud-est asiatico - Cambogia Kep Crab Market

Ciao, sono Simona!

Sono Simona, girovaga con un piede in Italia e uno in Asia.
Dopo 10 anni di viaggi indipendenti, ho lasciato una carriera avviata per viaggiare a tempo pieno e aiutare altri viaggiatori a organizzare il proprio viaggio nel Sud-est asiatico. Credo nei viaggi consapevoli e immersivi, capaci di metterti in discussione, ampliare il tuo punto di vista ed entrare in relazione con le persone del posto.

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